Ministero per le Pari Opportunità venerdì 14 novembre, 2008
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[da www.pariopportunita.gov.it/]
Nata a Salerno il 18 Dicembre 1975.
E’ diplomata presso il Liceo Scientifico “Giovanni da Procida” di Salerno, ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno con una tesi in Diritto dell’informazione e del sistema radiotelevisivo.
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Ignorante: che tenerezza.
Mara Carfagna venerdì 14 novembre, 2008
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[da wikipedia]
Maria Rosaria Carfagna detta Mara
(Salerno, 18 dicembre 1975) è una politica ed ex show-girl italiana, parlamentare del Popolo della Libertà e Ministro per le Pari Opportunità del Governo Berlusconi IV, in carica dall’8 maggio 2008.
Formazione [modifica]
Nata da genitori originari di Lioni (AV), consegue la maturità scientifica presso il Liceo Scientifico “Giovanni da Procida” di Salerno.
Dopo aver studiato recitazione e pianoforte, nel 1997 ha partecipato al concorso di Miss Italia classificandosi al 6° posto e conseguendo il titolo di Miss Cinema.
Nel 2001 si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno discutendo una tesi in Diritto dell’informazione e sistema radiotelevisivo.
Attività di modella, valletta e conduttrice televisiva [modifica]
Dal 2000 al 2006 ha partecipato al programma televisivo La domenica del villaggio condotto da Davide Mengacci, in qualità di co-conduttrice. Nel 2006 ha condotto il programma Piazza grande insieme a Giancarlo Magalli[1]. Inoltre, ha fatto parte del cast dei programmi televisivi I cervelloni, Vota la voce e Domenica In[2]. Mara Carfagna lavorò anche come modella, posando per il calendario sexy dell’anno 2005, edito dalla rivista Max[3].
Non intraprese mai la carriera cinematografica, nonostante le fossero state avanzate alcune proposte. In un’intervista del 2006 in cui le si chiedevano le ragioni del suo rifiuto a recitare senza veli in un film diretto da Tinto Brass, la Carfagna dichiarò di essere «timida e di credere in certi valori»[4].
Nel gennaio 2007 fu al centro di una controversia che ricevette l’attenzione dei quotidiani nazionali. In occasione della serata per la consegna dei Telegatti, Silvio Berlusconi le disse: «Se non fossi già sposato, la sposerei immediatamente». Il commento provocò l’immediata reazione di Veronica Lario che, tramite una lettera aperta inviata a La Repubblica, pretese pubbliche scuse dal consorte[5].
Attività politica [modifica]
Ricopre il ruolo di responsabile del movimento delle donne di Forza Italia[6] (poi confluito nel Popolo della Libertà).
Nelle elezioni politiche del 2006 la candidatura e successiva elezione della Carfagna alla Camera dei Deputati aveva sollevato polemiche anche all’interno del suo partito, in considerazione della sua precedente attività di valletta televisiva[7].
Nelle elezioni politiche del 2008 è stata candidata alla Camera dei Deputati al terzo posto della lista del Popolo della Libertà nel collegio Campania 2, in una posizione considerata sicura, che ha permesso alla Carfagna di essere eletta deputato per la seconda volta.
Dall’8 maggio 2008 è Ministro per le Pari Opportunità, nel Governo Berlusconi IV. Subito dopo l’insediamento, raccogliendo un appello del Presidente della Repubblica, la Carfagna ha voluto fissare fin da subito l’impegno del Governo a promuovere «politiche che permettano alle donne lavoratrici di far figli e seguire la famiglia» prediligendo una legislazione sul modello francese[8].
La polemica sulle unioni omosessuali [modifica]
Il 15 febbraio 2007 al seminario Donna, vita e famiglia, da lei stessa organizzato, la deputata Carfagna afferma che «non c’è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili» e che «per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare»[9].
Queste affermazioni hanno suscitato lo sdegno, oltre che delle coppie sterili eterosessuali, di molti esponenti della comunità GLBT, tra i quali l’onorevole Vladimir Luxuria che ha proposto un parallelo tra le parole della Carfagna e una legge della Germania nazista «che prevedeva l’internamento degli omosessuali ritenuti socio-sabotatori perché non in grado di riprodursi»[9].
A sua difesa, la Carfagna ha affermato che le sue parole citavano quelle del prof. Francesco D’Agostino (ordinario di filosofia del diritto e membro della Pontificia Accademia per la Vita) che aveva definito le unioni omosessuali «costitutivamente sterili»[10]. Ma tale definizione è stata da molti criticata, in quanto, se una discriminante per l’esclusione dall’accesso all’istituzione del matrimonio fosse la definitiva sterilità della coppia, allora dovrebbero essere escluse anche tutte le coppie eterosessuali in cui almeno uno dei due componenti è definitivamente sterile.
Il 19 maggio 2008, durante la sua prima legislatura come membro dell’esecutivo, ha affermato: «Il patrocinio al Gay Pride? Non sono orientata a darlo. Non servono i Gay Pride», questo in merito alla manifestazione dell’orgoglio omosessuale nazionale prevista il 28 giugno 2008 a Bologna per la quale viene chiesto ufficialmente il patrocinio al ministero, concesso nel 2007, sia pur limitatamente alle iniziative collaterali della manifestazione, dal Ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, durante il governo Prodi. Secondo il ministro «l’unico obiettivo dei Gay Pride» è quello «di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo non posso certo essere d’accordo». Per Carfagna l’omosessualità «non è più un problema, perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l’integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare»[11].
Le intercettazioni a sfondo sessuale [modifica]
Nel giugno 2008 il giornale argentino El Clarín pubblica un articolo, mai smentito, in cui fa riferimento ad affermazioni della stampa italiana relativamente all’esistenza di alcune intercettazioni telefoniche, disposte in una non precisata indagine napoletana contro la corruzione. Tra il ministro Carfagna e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi vi sarebbe stato un dialogo piuttosto esplicito, con allusioni a un rapporto di sesso orale[12]. Fin’ora queste intercettazioni non sono finite nelle pagine di nessun quotidiano, o rivista italiana, né in alcun sito Internet. Ma il quotidiano La Repubblica cita la ex viceministro degli Affari Esteri del Governo Berlusconi II e dirigente socialista Margherita Boniver, che riconosce l’esistenza dei messaggi a luci rosse[13]. Questo articolo è stato alla base di violente invettive contro il ministro, sia in blog che in manifestazioni, da parte di personaggi dello spettacolo e della politica. Il 2 novembre 2008 in particolare, il senatore del Popolo della Libertà Paolo Guzzanti ha scritto sul suo blog riguardo la Carfagna[14]
| « È ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? » |
riprendendo in termini di contenuto le parole pronunciate dalla figlia Sabina al No Cav Day l’8 luglio 2008
| « Io non sono moralista, non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi. Ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t’ha succhiato l’uccello. Se ne deve andare! » |
la notizia è stata ripresa da varie fonti nazionali, tra cui Il Corriere della Sera e La Repubblica[15]. La reazione del ministro non si è fatta attendere: il 3 novembre, con una nota ufficiale, l’on. Carfagna ha annunciato di presentare querela penale per diffamazione nei confronti dell’on. Paolo Guzzanti per quanto di falso da lui sostenuto nel suo blog e ripreso dal sito di Repubblica[16].
[da wikipedia]
Spagna comunista? venerdì 14 novembre, 2008
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Risultati del sondaggio: la spagna è per l’82% popolata da persone che non credono che berlusconi risolverà i principali problemi italiani al suo terzo mandato, e che invece utilizzerà la sua posizione per difendere i suoi interessi.
Evidentemente, cervelli in fuga/comunisti/toghe rosse.
Note su Alitalia mercoledì 12 novembre, 2008
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[da wikipedia]
Tentativi di privatizzazione
A fine 2006 il governo Prodi decide di cedere la compagnia, vendendo il 30,1% (poi innalzato al 39,9%) del capitale azionario, facendo così scattare l’obbligatorietà dell’OPA per il nuovo compratore. La gara però, dopo otto mesi, fallisce per il ritiro progressivo di tutti i concorrenti. Tra i partecipanti alla gara i pretendenti più autorevoli erano AP Holding di Carlo Toto (Finanziaria che controlla Air One), Texas Pacific Group (fondo americano che ha già lavorato nel rilancio di Continental Airlines e Ryanair) e la compagnia russa Aeroflot.
Il 1 agosto 2007 il presidente Libonati si dimette a pochi mesi dall’incarico ricevuto e il Ministero dell’Economia e delle Finanze designa come successore Maurizio Prato, a cui vengono delegati pieni poteri per la gestione aziendale e l’individuazione del percorso per proseguire con la privatizzazione.
Nel successivo consiglio di amministrazione del 30 agosto viene approvato il piano di “sopravvivenza” 2008/2010 che prevede il ritorno ad un unico hub (Roma Fiumicino) e il conseguente drastico ridimensionamento della base di Malpensa. Decisione molto contestata dai vertici istituzionali lombardi e che nei mesi a seguire comporterà l’avvio di una causa civile da parte della SEA, con richiesta di un risarcimento danni per 1,25 miliardi di euro.
Al secondo tentativo di privatizzazione manifestano interesse Air France-KLM (partner di Alitalia in SkyTeam), Lufthansa, AP Holding (controllante di Air One), Aeroflot, e una cordata con rappresentante legale Antonio Baldassarre (già amministratore delegato della RAI durante il secondo governo Berlusconi).
Il 21 dicembre 2007 il cda Alitalia individua in Air France-KLM l’interlocutore con cui avviare una trattativa in esclusiva.[5]. Scelta avallata, una settimana più tardi, anche dall’azionista principale.[6].
Il 15 marzo 2008, Alitalia accetta l’offerta vincolante di Air France-KLM che prevede un’offerta pubblica di scambio sul 100% delle azioni di Alitalia con una permuta di 160 azioni Alitalia per ogni azione Air France-KLM e un’offerta pubblica di acquisto sul 100% delle obbligazioni convertibili Alitalia. Il valore dell’offerta sarà di 1.7 miliardi di euro e comprende la ricapitalizzazione di 1 miliardo, 138.5 milioni per l’acquisto delle azioni Alitalia, valutate singolarmente 0.099 euro, e 608 milioni per le obbligazioni convertibili. L’offerta è vincolata da una serie di condizioni, tra cui: il raggiungimento di un accordo con i sindacati, l’impegno scritto del governo a mantenere il portafoglio dei diritti di traffico di Alitalia, la sottoscrizione di un accordo con Aeroporti di Roma sui livelli di servizio necessari per l’attuazione del Business Plan 2008-2010, un accordo con Fintecna e Alitalia Servizi che preveda il rientro in Alitalia di attività come la manutenzione ed i servizi di terra e la rinegoziazione di alcune clausole dei contratti di servizio, il ritiro del contenzioso in essere con la SEA. Tutte condizioni che si devono risolvere entro il 31 marzo 2008. Alitalia manterrà però un ruolo autonomo, identità italiana e proprio marchio, logo e livrea. Si prevedono tra l’altro esuberi per 2100 unità(solo per az servizi). Se il ministero dell’Economia aderirà all’offerta, lo stato italiano avrà una quota dell’1,4% nel capitale del gruppo franco-olandese e un consigliere italiano indicato dal MEF per sei anni nel CdA di Alitalia. La flotta Alitalia si ridurrà a 149 aerei. Il nuovo gruppo si baserà su tre basi, Amsterdam, Parigi e Roma.[7]
Il 2 aprile 2008 Maurizio Prato si dimette a causa del mancato accordo con le parti sociali. Questa decisione, anche a seguito delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi[8] relative ad un suo possibile rifiuto a proseguire l’accordo in caso di una sua nuova elezione a Palazzo Chigi giudicando l’offerta una svendita, nonché per la contrarietà di esponenti dello stesso governo Prodi come Di Pietro (che giudica l’offerta di Air France “umiliante” e “dannosa per il Paese”)[9], Rifondazione Comunista, i Verdi, o i Comunisti Italiani,[10] porta il 21 aprile il presidente francese Jean-Cyril Spinetta ad annunciare il ritiro dell’offerta di acquisto di Air France-KLM.[11]
Il giorno dopo il Consiglio dei ministri approva un decreto legge che concede un prestito ad Alitalia di 300 milioni da restituire entro il 31 dicembre.[12] Iniziativa contestata dalla Commissione Europea che ravvisa degli illeciti aiuti di stato. Il caso è seguito dal commissario ai Trasporti Antonio Tajani. Il 21 maggio, il Governo Berlusconi IV converte il prestito ponte in patrimonio netto per la società[13].
Il governo e la compagnia affidano un ruolo di consulente a Intesa Sanpaolo affinché individui il percorso da seguire per una nuova iniziativa di privatizzazione. Secondo ampie anticipazioni di stampa, il progetto allo studio della banca prevederebbe il ricorso al commissariamento (legge Marzano) e successiva fusione con Air One. Il mandato dell’istituto di credito scadrà a metà agosto. Il 30 luglio il piano Fenice della consulente viene discusso dal CdA della compagnia aerea. Il progetto prevede la costituzione di una nuova società, dove far confluire una parte della vecchia compagnia. Il numero di esuberi sarebbe pari a 3250 unità. Nella nuova società confluirebbe anche Ap Hoding S.p.A. la società del Gruppo Toto che controlla Air One.
Dichiarazione di insolvenza e commissariamento
A fine agosto il Consiglio di Amministrazione della compagnia si riunisce per esaminare la situazione finanziaria. Vengono comunicati i dati di cassa aggiornati a luglio, non viene approvata la semestrale. Dopo un’analisi sulle recentissime modifiche introdotte dal governo alla Legge Marzano, il CdA chiede la dichiarazione di insolvenza al Tribunale di Roma.
La sentenza viene ottenuta pochi giorni dopo. Nel frattempo la compagnia passa in amministrazione straordinaria e viene nominato Augusto Fantozzi commissario della compagnia.
La sera di lunedì 1 settembre 2008 la nuova arrivata Compagnia Aerea Italiana, guidata da Roberto Colaninno, recapita al commissario un’offerta per l’acquisizione di attività da Alitalia S.p.A. dando inizio ad una una lunga trattativa tra la CAI, il Governo e i sindacati. Il 18 settembre, nonostante l’assenso di CISL, UIL e UGL, ma a seguito del rifiuto della CGIL e dei sindacati di piloti e assistenti di volo a controfirmare il contratto proposto, l’assemblea dei soci CAI ritira l’offerta d’acquisto.
C’è stato in proposito uno scambio di accuse: in particolare, il leader della CISL Bonanni ha accusato la CGIL di doppiezza e tatticismi, perché questa in un primo tempo avrebbe dato il suo assenso all’accordo stipulato con Colaninno, ma poi avrebbe scelto di mettersi dalla parte delle sigle corporative dei piloti, firmando con loro un documento anziché restare alleata delle altre sigle confederali.[14] Anche Luigi Angeletti della UIL, pur non riferendosi esplicitamente al comportamento della CGIL, ha dichiarato che mentre l’azienda Alitalia è morta, qualche suo collega del sindacato si accingerebbe a «fare il becchino». Le accuse più pesanti sono venute poi dagli esponenti del governo: secondo Berlusconi, dietro l’atteggiamento ambivalente della CGIL ci sarebbero interessi politici vicini al PD, il quale, avendo intravisto un possibile esito positivo della vicenda, avrebbe cominciato a cercare di far fallire la trattativa per danneggiare l’immagine del suo governo; e ha ribadito che una volta fallita la soluzione prospettata dalla CAI, non ci sarebbero più altre vie che il fallimento, con il conseguente licenziamento di circa 20.000 dipendenti di cui la CGIL sarebbe chiamata ad assumersi la responsabilità.[15] Il PD, per parte sua, ha respinto l’accusa di aver fatto pressione sulla CGIL; l’ex-ministro Bersani ha inoltre tenuto a precisare di non poter assolvere Epifani e la CGIL per come si è comportata nella vicenda.[16]
Il 22 settembre il commissario Fantozzi pubblica un nuovo bando per l’acquisto di Alitalia su tre quotidiani italiani e sul sito Internet della compagnia, ma non vengono presentate offerte da nessun acquirente. Il 29 settembre 2008, però, tutte le sigle sindacali di tutti i lavoratori della compagnia aerea accettano di firmare l’intesa che permetterebbe dal primo novembre 2008 di far entrare la Cai nella gestione della società. Restano però ancora da definire i contratti da stipulare col personale; alla mezzanotte del 31 ottobre 2008 la Cai riesce a trovare un’intesa solamente con CGIL, CISL, UIL e UGL, mentre le altre sigle autonome degli assistenti di volo e dei piloti hanno rifiutato di firmare. La Cai propende allora in un primo momento per il ritiro dell’offerta di acquisto (comunque senza darne comunicato ufficiale), ma in serata si aprono nuovi spiragli. Se scadesse il termine ultimo di presentazione delle offerte, la società Alitalia sarebbe avviata al fallimento. Per scongiurarlo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, fa pressione sulle sigle autonome scongiurando loro di firmare, e dando loro un tempo massimo fino alle 22.[17] [18]
[da wikipedia]
Delegittimazione r 0.1 martedì 11 novembre, 2008
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| [da Repubblica.it
Berlusconi fa le corna
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CACERES - Prima di lui, un gesto del genere, l’aveva compiuto solo Giovanni Leone: l’allora presidente della Repubblica, in visita nella sua Napoli flagellata dall’epidemia di colera, aveva sollevato due dita della mano, l’indice e il mignolo, in un universale gesto di scaramanzia. Circa trent’anni dopo, a raccogliere il testimone è Silvio Berlusconi: che oggi, invitato (nella sua veste di responsabile ad interim della Farnesina) al vertice dei ministri degli Esteri europei, nella città spagnola di Caceres, ha ripetuto lo stesso identico rito.
In altre parole: ha alzato il braccio destro e ha fatto le corna. E, come se non bastasse, lo ha fatto non in un momento qualsiasi, ma durante la foto ricordo di tutti i partecipanti, quella ufficiale che resta negli archivi. A beneficio di fotografi e cameramen di mezzo continente, che hanno immortalato la sua goliardata per i posteri. Certo, il contesto è molto diverso, rispetto a quell’antico gesto dello scomparso ex capo dello Stato. Perché qui il premier non voleva allontanare la jella, esorcizzando una paura reale, ma semplicemente – come lui stesso ha spiegato – divertire. O, meglio ancora, far ridere quel simpatico gruppo di giovani boy-scout che assisteva al momento, solitamente serioso, della foto ricordo. E’ a questo punto che Berlusconi, sfoderando le sue doti di intrattenitore, non ha resistito alla tentazione: e così, piazzato davanti al ministro degli Esteri spagnolo Josep Piqué, ha sorriso e fatto le corna. Come prevedibile, l’improvvisata berlusconiana è diventata l’argomento di discussione principe del post-vertice, oscurando qualsiasi tema politico in agenda. Con una logica coda in conferenza stampa. “Ma stavo scherzando”: questo il commento del capo del governo. Che ha poi ricordato come questo tipo di incontri serva proprio a “creare amicizia, cordialità, simpatia e rapporti affettuosi” tra i membri. Insomma: “Questo è il modo in cui si portano avanti le riunioni”. Vedremo come le foto che lo immortalano mentre compie il fatidico gesto verranno giudicate dai commentatori stranieri, finora piuttosto severi verso le scelte politiche di Berlusconi. Un risultato, comunque, il premier l’ha raggiunto: se finirà in prima pagina sui giornali esteri, questa volta non sarà per il conflitto di interessi, o per i processi in cui è imputato, per le gaffe anti-islamiche o per il “licenziamento” di Renato Ruggiero dal governo. Perché questa volta, comunque sia, finirà certamente a tarallucci e vino. (8 febbraio 2002) [da Repubblica.it |
Current TV martedì 11 novembre, 2008
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[Da Wikipedia]
Current TV
Current TV è un’emittente televisiva indipendente guidata dall’ex vice presidente USA, premio Oscar per il documentario ecologista Una scomoda verità e Premio Nobel per la Pace 2007, Al Gore e dall’imprenditore e avvocato Joel Hyatt. La TV andò in onda per la prima volta a mezzanotte del 1 agosto 2005. Una seconda rete, attiva nel Regno Unito e in Irlanda è operativa da marzo 2007 tramite la piattaforma Virgin Media. L’8 maggio 2008 è stata lanciata anche in Italia sul canale 130 di Sky Italia.
Ispirazione e Storia
Dopo le elezioni presidenziali USA del 2000 Gore e Hyatt pensano di fondare un network via cavo, ma rimangono delusi dal mercato e dall’ambiente delle TV convenzionali. Nasce così l’idea di competere coinvolgendo attivamente gli utenti, e concentrandosi sul target dei 18-34enni, “young adults”. Nella concezione dei fondatori la nuova TV sostiene di non avere orientamenti politici e si propone come voce indipendente in cui possano riconoscersi le nuove generazioni.
Il progetto di Current Tv ruota attorno ai concetti di libertà, indipendenza e democrazia.
Current è un network televisivo internazionale che trasmette via satellite e nel Web. È nato per essere un canale mainstream indipendente i cui contenuti video, detti “Pods”, brevi filmati di durata compresa tra i 2 e i 10 minuti che spaziano sulle tematiche più diverse,sono generati quasi esclusivamente dal pubblico.
Dalla rete al satellite nasce Current TV che offre proposte che tendono a discostarsi dalle usuali programmazioni, e soprattutto investono su idee e persone nuove. L’idea alla base di questo modo rivoluzionario di fare televisione consiste nel minare la supremazia della normale informazione televisiva, che nella sua forma tradizionale viene imposta dall’alto, senza possibilità di feedback da parte dell’utenza. Qui invece la tv è fatta dagli utenti, dai loro contributi ed esprime il loro punto di vista.
“Ora anche tu puoi dire la tua”, è lo slogan di Current. Sempre televisione dunque, ma in modo nuovo e più dinamico.
Come ha sentenziato il co-fondatore Hyatt: “Si tratta di portare l’Internet intelligente in tv, non la tv stupida sugli schermi di Internet”.
Current ospita diverse tematiche, dalla politica ai reportage di attualità fino all’arte, oltre al fatto che la Tv si sviluppa contemporaneamente in rete e su un canale satellitare con una continuità ed un rimando costanti. La chiave dell’approccio Current, infatti, è l’eterogeneità: invece di una rigorosa scansione oraria delle trasmissioni, un mosaico policromo in continuo e imprevedibile movimento da un argomento all’altro.
Current è una televisione originale nella forma prima ancora che nei contenuti. Si basa sullo stesso principio di YouTube: la libera partecipazione degli utenti attraverso la facilità di accesso alle nuove tecnologie. E lo sviluppa, rendendolo meno onnivoro ma più incisivo, trasformandolo in un netowrk mondiale dove scambiare informazione e attualità. Simile a YouTube nelle premesse, ma strutturata con vere e proprie redazioni specializzate per ottenere un controllo totale sulla qualità e tematicità dei contenuti.
Una Tv, dunque, la cui materia prima è fornita dagli utenti stessi, ma la cui forma finale è modellata da un team selezionato: chiunque potrà inviare il proprio video autoprodotto, ma questo non sarà automaticamente mandato in onda o semplicemente accodato ad un archivio crescente. Dopo una prima scrematura, i filmati scelti giorno per giorno verranno rieditati, montati ed inseriti in una vera e propria programmazione televisiva professionale.
La cosa notevole è che Al Gore abbia scelto l’Italia come uno dei primi Paesi dove portare la propria Tv, con un investimento stimato in qualche milione di euro. Sarà anche la prima CurrentTv in lingua non inglese. Oltre che sul sito originale, è visibile infatti negli Usa (dal 2005, con operatori via cavo) nel Regno Unito e in Irlanda, con un accordo con Sky. Al Gore ha scelto di affidare il progetto italiano a Davide Scalenghe, manager “Vc2″ Production e a Tommaso Tessarolo, massimo esperto della web tv in Italia. Le entrate verranno dall’accordo con Sky e dalla pubblicità.
L’Italia, grazie allo sbarco di CurrentTv, si conferma così uno dei Paesi all’avanguardia per le televisione alternative, sul web e non solo. Un elenco è su Altratv.tv. Gore ha spiegato di aver scelto l’Italia come terzo Paese in cui lanciare Current perché pensa che “sia un Paese con una grande tradizione di arte, cultura, cinema e idee; oggi pero’ – ha aggiunto – sembra che ci sia tanta creatività che non ha la possibilità di esprimersi e noi speriamo di dare una voce a tutti questi artisti”.
Standard televisivi
Videofilmati realizzati con telecamere amatoriali, telefonini o macchine fotografiche digitali sono trasmessi secondo un ordine preciso, grazie a una redazione interna al Network e ai “”voti del popolo”" di Internet. L’interazione fra la Rete e la Tv è infatti totale. La gente manda il suo clip, che può riguardare argomenti di denuncia sociale, ma anche spettacolo, arte, sport, divertimento. Una redazione di 30 persone visiona i vari clip, che qui chiamano «VC2»(leggi V Csquare), acronimo di Viewer Created Content o, in italiano, Video Creati dalla Comunità, sceglie i migliori e li mette sul sito, entrando in una specie di grande juke-box. Gli internauti possono vedere questi filmati e votarli a seconda del loro gusto.
I contenuti creati dai telespettatori occupano un terzo della programmazione. Gli altri programmi si chiamano “Pods” e sono dedicati agli argomenti più disparati. Attualità, politica, costume. Nel caso dell’Italia ci sarà anche la moda, non le sfilate ma la street-fashion, quella che i ragazzi si creano da soli, diventando poi ispirazione dei più grandi stilisti.Questi Pods vengono riprodotti a rotazione, come dei video musicali, senza mai sapere cosa verrà dopo. I pods vengono mixati come se fossero selezionati da un dj, rendendo bene l’idea dell’eterogeneità dei contenuti che si possono trovare. Si potrebbe dire che il palinsesto di Current è costruito in shuffle, questa maniera dinamica di proporre i contenuti, è un punto di forza della tv.
Il network offre i suoi contenuti anche sul web, dove i frequentatori della rete, possono commentare e inviare i propri “Pods” scambiandosi freneticamente le prime impressioni. Ovviamente i “Pods” possono anche essere votati, in modo che solo i più meritevoli vadano a costituire l’ossatura del palinsesto televisivo. I videoamatori che passeranno l’esame del voto e della redazione di Current non si godranno solo la soddisfazione di vedere il loro prodotto in Tv ma saranno pagati. «Proprio così – sottolinea il capo delle operazione del canale, Mark Goldman -: a chiunque ci mandi un filmato interessante in America diamo dai 200 ai mille dollari. Per l’Italia, dove stiamo creando il nostro staff, pensiamo a una cifra che vada dai 500 agli 1000 euro».
Il Pod deve rispettare un formato specifico , dev’essere un mini documentario di 5-8 minuti che racconti la storia di un personaggio in qualche modo emblematico e interessante per un pubblico tra i 18 e i 34 anni. Perché rappresenta una tendenza o una subcultura, vive una situazione problematica tipica della sua età, oppure ha un percorso di vita insolito. L’importante è che sia soggetto dinamico, capace di portare lo spettatore nel suo mondo ed esprimere azione e cambiamento, magari anche conflitto interiore purché raccontabile per immagini. E soprattutto deve parlare con la propria voce: i cosiddetti voice over, i commenti dell’autore, sono assolutamente da evitare, così come le prese di posizione su temi controversi. No anche alle storie romanzate, alla fiction e ai video musicali: anche se con taglio giovanile, e con argomenti del tutto diversi da quelli che siamo abituati a vedere nei Tg nazionali e locali, Current fa rigorosamente informazione. Gli utenti potranno realizzare anche gli spot pubblicitari.
Aspetti legali: chi invia un “Pod” deve assicurarsi di avere tutte le liberatorie necessarie e di non infrangere il diritto d’autore con la colonna sonora. Siamo di fronte a una macchina creativa che però ha delle redini: “Saranno rispettati i diritti degli autori – afferma Al Gore – non possiamo ignorare la proprietà intellettuale“.
Current Tv è da un lato un canale Internet, una Tv on line, e dall’altro un palinsesto programmato sul satellite, a flusso continuo. La programmazione del network, nonostante la vocazione ambientalista dell’ex vicepresidente degli Stati Uniti, non è incentrata tanto sul progetto di un pianeta sostenibile, quanto sul target giovanile (18-34enni) e su i suoi interessi e ritmi: spazio dunque a servizi veloci, velocissimi, e a mininchieste e videodenunce su arte, spettacoli, moda, musica, attualità, denaro, relazioni, politica, e naturalmente ambiente. Ottantasette aree tematiche, ognuna con il suo bollino, che si intrecciano l’una con l’altra lungo la giornata televisiva.
Definita da Gore come un’emittente rivoluzionaria, Current Tv, privilegia un rapporto “a doppio senso” con il suo pubblico, trasmettendo un mix di programmi prodotti da professionisti e video fatti dagli spettatori che possono durare da pochi secondi a 15 minuti. Gli organizzatori del canale Tv dicono che circa il 30% del palinsesto è fatto da non professionisti e, in generale, l’emittente tratta di temi che vanno dal lifestyle alle notizie e all’attualità.
Current Italia non è una mera riproposizione dell’edizione americana: c’è sperimentazione, ci sono le prime trasmissioni in diretta, mai fatte nemmeno in America. Dagli studi di Milano, con vetrina sulla strada, si genera conversazione e si analizzano, con i presentatori, punti di vista differenti. La diretta di Current va in onda dal lunedì al venerdi, dalle 19 alle 25, con la contaminazione delle idee del pubblico in studio e nella strada. È Tommaso Tessarolo, già guru di N3TV e ora alla guida del canale assieme a Davide Scalenghe, responsabile dei video inviati dagli utenti. E ancora ci sarà il sito, vero complemento della rete, come mai per nessun canale luogo importante di veicolazione di contenuti. Con Tommaso Tessarolo, direttore programmazione e online, e Davide Scalenghe, responsabile Viewer created content, sono trenta gli italiani entrati nel team tricolore di Current tv. A loro si aggiungeranno man mano vari videomaker indipendenti.
Date
2005 1 Agosto Data di lancio USA
2007 Marzo Data di lancio Regno Unito e Irlanda
2007 20 luglio Premio Emmy Awards
2008 8 Maggio Data di lancio Italia
Current ha ricevuto riconoscimenti tra i quali l’Emmy Awards 2007 come miglior canale televisivo interattivo. Il primo scoop risale all’uragano Katrina, dove l’unico video girato da terra fu quello di un soccorritore volontario di 23 anni, che riprese quel poco che restava di New Orleans dalla barca con cui caricava i sopravvissuti, e una volta tornato a casa, montò da sè il girato e lo inviò. Il video fece il giro del mondo e fece impallidire colossi dell’informazione come la Cnn, così come le immagini girate da un giovane israeliano nella striscia di Gaza durante l’evacuazione, dove i giornlisti erano stati tenuti off limits, ma i liberi cittadini no.
Gli inserzionisti pubblicitari più importanti sono Toyota, T-Mobile, General Electric, Geico, L’Oreal, in grado assieme di assommare l’8% degli introiti del gruppo.
Current Tv raggiunge circa 56 milioni di utenti in tutto il mondo.
Negli Stati Uniti, Current Tv, ha circa 400 impiegati.
Negli USA, Current si colloca al sesto posto fra le Tv nella fascia tra i 18 e i 34 anni, e al primo in quella tra i 25 e i 34.
[Da Wikipedia]
Albenga-Roma lunedì 10 novembre, 2008
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Scajola e il milione di euro
stanziato per il volo Albenga-Roma
17 agosto 2008
ROMA — Torna il volo tra Albenga e Roma. La notizia, comparsa su La Stampa e rilanciata da Dagospia, è stata comunicata a Pietro Balestri, presidente della società che gestisce l’aeroporto (Ava) dal gabinetto del ministro Scajola. «Mi ha telefonato Giuseppe Guerrera, il segretario del ministro — ha detto Balestri —, per comunicarmi che, grazie allo stanziamento di un milione di euro, il ripristino del collegamento era cosa fatta. Aveva ricevuto la notizia ufficiale da Silvano Manera, dg dell’Enac».
Soddisfatto il vicesindaco di Villanova, che ringrazia il ministro Claudio Scajola, che abita nella vicina Imperia, per il milione di euro stanziato per il suo aeroporto: «Spero di poter velocizzare l’iter burocratico in ogni modo», cosicché, «prima di dicembre si torni a decollare verso la capitale». Ma ha senso un collegamento aereo Albenga-Roma? La tratta è stata già inaugurata due volte, nel 2002 e nel 2004 e per due volte soppressa. Ora il finanziamento consente di ripartire. Questa volta però l’Alitalia non c’entra, fanno sapere dall’entourage del ministro, è un finanziamento dato all’aeroporto di Albenga. Tratto dal fondo destinato agli aeroporti in fase di start up. C’è da dire però che il volo Albenga-Fiumicino è già stato ripristinato, con dei Charter, il 14 luglio scorso, assieme a quello per Malpensa, Bastia (Corsica) e Tortolì (Sardegna). Sono Atr da 66 posti che non riscuotono enorme successo. Secondo fonti aeroportuali non sono rari i voli per Fiumicino con 8-10 passeggeri.
Google president lunedì 10 novembre, 2008
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[da corriere.it]
Attese sul copyright e la «net neutrality»
Obama, il «Google president»
Quando la Silicon Valley si sente al governo
MOUNTAIN VIEW
Dal nostro inviato
«Il 2008 è il nuovo 1776! (l’anno della rivoluzione americana, ndr). E forse il 2009 sarà il nuovo 1777, l’anno in cui abbiamo avuto una Costituzione». Due giorni dopo l’elezione di Barack Obama, il fondatore di Craiglist, il sito di annunci più ricco del web, che si chiama Craig Newmark, parla alla Stanford University. Newmark è contento; si sente parte della rivoluzione. Ricorda il ruolo cruciale dei social sites e dei blog in questa campagna. Dice che anche Craiglist «promuoverà gli sforzi di chi vuole diffondere nuove idee per governare oggi e nel futuro». Per governare.
La Silicon Valley, dalle otto di sera (Pacific Time) del 4 novembre, si sente abbastanza al governo. Operosamente al governo: per dire, le finestre della sede di Facebook su University Avenue a Palo Alto restano accese tutta la notte come quelle dello studio di Mussolini a piazza Venezia (oggi come quelle dello studio di Angelino Alfano a via Arenula, ma forse non c’entra molto). Uno dei fondatori di Facebook, Chris Hughes, è stato una colonna della campagna di Obama e della sua «Internet strategy». E Obama qui lo chiamano «il Google della politica». Non solo per l’enorme successo veloce; per la conoscenza delle nuove tecnologie e la capacità di usarle come nessun altro leader, finora. Anche per questo qui ha preso il 70 per cento dei voti, in certi sobborghi ricchi ha avuto 70 volte più finanziamenti del medio distretto postale americano; hanno tifato per lui gli imprenditori del Web 2.0 come i paladini dell’Internet strumento di democrazia e creatività collettiva come Laurence Lessig.
L’inventore di Creative Commons è professore alla Stanford Law School e ha appoggiato già dal 2007 (con un video su Youtube) Obama, di cui è stato collega alla University of Chicago (curiosità: nell’ostensione globale-totale della biografia del neopresidente, i media che effettivamente tifavano per lui pietosamente hanno taciuto sul fatto che sia un ex professore universitario; causa storico anti-intellettualismo americano non avrebbe avuto una chance). Comunque. Passati i festeggiamenti, c’è una Silicon Valley obamiana libertaria (di destra?) e una Silicon Valley obamiana liberista (di sinistra?). Spesso non è proprio una frattura, è più una schizofrenia; a volte si tratta delle stesse persone a diverse ore della giornata. Quando lavorano nella aziendina o aziendona che hanno fondato, dicono «mi aspetto che Obama mantenga la sua promessa di eliminare tutti le tasse sui capital gains per le startup». Quando smettono di lavorare e riaccendono il computer (qui molti girano senza pantaloni, nel senso che stanno in bermuda; quasi nessuno gira senza Mac o pc) magari vanno sul sito di Lessig.
Il «giurista dei digerati» (viene da digitale e letterati, sarebbero gli intellettuali e i creativi della zona) ha creato online l’organizzazione anticorruzione Change Congress e non si fida dei politici: «Passano la maggior parte del tempo a raccogliere soldi per essere eletti o rieletti». Molti di questi soldi vengono dai lobbisti. I lobbisti difendono le multinazionali, i grandi network, i produttori di film e musica. Lessig, che via Creative Commons, siti in cui si mettono a disposizione opere creative e copyright, sostiene che sul web si può condividere, il che è legale, e scaricare, che non lo è; ma lo fanno tutti. Ora vorrebbe che l’amministrazione Obama cambiasse le leggi sul copyright; mantenendolo per le opere nella loro interezza, ma decriminalizzando la condivisione dei files, e l’uso parziale per remix creativi (Remix è il titolo del suo ultimo libro, uno dei pochi effettivamente letti nella valle). E vorrebbe, come molti altri, che Obama mantenesse la sua altra promessa, sulla net neutrality: la neutralità dei provider con cui ci si connette alla rete, in modo che tutti possano accedere a tutto (da senatore, aveva registrato un podcast sul tema,; spiegando che se i grandi provider ottenessero per legge un Internet a due velocità, privilegiato e da barboni, selezionando i contenuti, molti cittadini non potrebbero scaricare neanche le sue parole).
Per ora, Obama ha risposto nominando un veterano di Internet nella sua transition team che valuterà i membri della prossima amministrazione: Julius Genachowski, già capo della commissione obamiana su tecnologie e innovazione. Dovrebbe dire la sua sul capo della Federal Communication Commission, sul segretario al Commercio, su altre nomine importanti. Qualcuno partirà dalla Silicon Valley, si prevede. Qualcuno era già a Chicago la notte della vittoria. Come Sam Perry, venture capitalist della valle e finanziatore elettorale, sulla cui spalla a Grant Park ha pianto Oprah Winfrey, conduttrice-diva della tv e prima sponsor cruciale di Obama. I due non si conoscevano. Ma tutti e due hanno fatto la loro parte, il Google President lo sa.
Maria Laura Rodotà
09 novembre 2008
Al Gore domenica 9 novembre, 2008
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[da wikipedia]
Al Gore
| Al Gore | |
| 45° vicepresidente degli Stati Uniti | |
| Mandato 20 gennaio 1993 – 20 gennaio 2001 |
|
| Preceduto da | Danforth Quayle |
|---|---|
| Succeduto da | Dick Cheney |
| Partito politico | Democratico |
| Tendenza politica | centrista |
| Nascita | Lincoln, Washington, 31 marzo 1948 |
| Coniuge | Tipper Gore |
| Religione | Battista |
Al Gore, all’anagrafe Albert Arnold Gore, Jr. (Washington, 31 marzo 1948), è un politico statunitense.
È stato il 45° Vicepresidente degli Stati Uniti d’America (1993-2001) durante la presidenza di Bill Clinton. Gore ha ottenuto il Premio Nobel per la pace 2007 e il Premio Principe delle Asturie per la Cooperazione Internazionale 2007 (in spagnolo Premio Príncipe de Asturias de Cooperación Internacional), per il suo impegno in difesa dell’ambiente.
Primi anni
È figlio del senatore democratico Albert Gore, Sr. e di Pauline LaFon Gore. Dopo la laurea all’Università di Harvard nel 1969 ha svolto il servizio militare in Vietnam, in cui lavorò anche come reporter e giornalista per descrivere gli eventi della guerra, cui egli era contrario.[senza fonte]
Ha iniziato la carriera politica nel 1976, quando fu eletto per il Tennessee al Congresso degli Stati Uniti. Fu eletto al Senato nel 1984 e poi rieletto nel 1990: in mezzo a questi due mandati, nel 1988 si svolsero le elezioni primarie all’interno del Partito Democratico per decidere chi avrebbe dovuto sfidare George Bush alle elezioni dello stesso anno; Al Gore si candidò alle primarie, ma venne sconfitto da Michael Dukakis.
Protagonista della politica
Al Gore con il Presidente Bill Clinton nel 1993
Il 3 aprile 1989 suo figlio Albert fu coinvolto in un incidente stradale: per molto tempo, le condizioni del bambino, che all’epoca aveva sei anni, furono molto critiche e tragiche, dato che fu costretto a vivere a lungo attaccato ad un respiratore artificiale; per stargli vicino, Gore si ritirerà dalla campagna elettorale per le primarie del 1992. Mentre suo figlio era ricoverato, scrisse il libro Earth in the Balance (“Terra in equilibrio”), sulla conservazione ambientale, che ricevette critiche positive dalla testata The New York Times (primo libro scritto da un Senatore, dopo “Profiles in Courage” di J. F. Kennedy, a rientrare nella lista dei bestseller del Times).
Il 9 luglio 1992 Bill Clinton scelse Al Gore come suo vicepresidente ed i due riuscirono a vincere le elezioni del 1992. Molti esperti sostengono che Al Gore, confermato nel suo ruolo anche dopo le elezioni del 1996, fu uno dei vicepresidenti più influenti della storia americana: partecipò a numerose riunioni internazionali e dibattiti pubblici; favorì la diffusione di internet e dei nuovi mezzi di comunicazione; lanciò numerosi attacchi militari contro i dittatori Slobodan Milosevic e Saddam Hussein (celebre l’Operazione Desert Fox del 1998); si schierò a favore del protocollo di Kyōto.
Dopo otto anni di vicepresidenza nel 2000 fu il candidato alla Casa Bianca del Partito Democratico alle presidenziali. Il risultato elettorale restò in bilico per diverse settimane a causa dello strettissimo margine (poche centinaia di voti) che separava i due contendenti in Florida, i cui grandi elettori avrebbero potuto determinare la vittoria dell’uno o dell’altro. Dopo una serie di ricorsi e di appelli giudiziari relativi al conteggio dei voti, la Florida fu assegnata al candidato repubblicano George W. Bush, che fu proclamato ufficialmente come nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Gore ottenne comunque la maggioranza dei voti complessivi, distaccando il suo avversario di oltre 500.000 voti.
Apple, Google, e i Webbys
Nonostante le controversie, Gore ha continuato a essere coinvolto nell’industria dei computer. È un membro della board of directors di Apple Inc. dal 2003 e lavora come Senior Advisor presso Google Inc. Nel 2005, l’Accademia Internazionale delle Arti Digitali e delle Scienze ha onorato Gore agli Webby Awards con il Lifetime Achievement Award “per tre decenni di contributi a Internet”. Gli Webby Awards, che sono considerati come il Premio Oscar del web, sono stati ideati da Tiffany Shlain. Ella ha anche constatato che “Egli è soltanto una di quelle persone che hanno fatto dei lavori straordinari come membro del Congresso, Senatore e vice Presidente
Etica e politica
Negli ultimi anni Gore si è un po’ allontanato dalla politica e si è occupato d’altro (anche se non ha risparmiato critiche all’amministrazione Bush, soprattutto per quanto riguarda la gestione dell’uragano Katrina del 2005): il 4 maggio del 2004 ha per esempio fondato il network televisivo Current TV, totalmente interattivo e rivolto ad un pubblico di giovani e la cui apertura in Italia è prevista a maggio 2008.
Nel 2006 si è occupato di cinema ed è stato protagonista del documentario An Inconvenient Truth, presentato al Festival di Cannes e che ha vinto i Premi Oscar (79° edizione) come miglior documentario e miglior canzone (“I need to wake up”, di Melissa Etheridge) del 2007: il lungometraggio illustra i pericoli e le ripercussioni che il riscaldamento globale causa alla Terra.
Pochi giorni dopo l’assegnazione dell’Oscar viene pubblicata da The Guardian[1] la notizia secondo la quale lo stesso Gore “sprechi” energia nella sua casa[2].Secondo quanto rivelato ogni mese consuma energia elettrica 20 volte di più di una famiglia americana media in un anno.
Gore ha deciso di non candidarsi alle primarie democratiche del 2008 in alternativa ad Hillary Clinton e a Barack Obama.
Al Gore riceve il Premio Nobel per la pace
Nel 2007 ha organizzato il concerto Live Earth del 07/07/07, nello stesso anno ha vinto il Premio Nobel per la pace con Intergovernmental Panel on Climate Change “per i loro sforzi per costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall’uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti”.[1]
[da wikipedia]
Enron domenica 9 novembre, 2008
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[da Wikipedia]
Enron
La Enron Corp. è stata una delle più grandi multinazionali statunitensi, operanti nel campo dell’energia. In seguito il nome è stato modificato in Enron Creditors Recovery Corp. (ECRC) dopo che la United States Bankruptcy Court approvò il piano di riorganizzazione aziendale. La missione della “nuova” società è quella di liquidare i creditori di Enron Corp..
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Storia del fallimento [modifica]
Nel 2002 la Enron improvvisamente fallì. L’avvenimento giunse del tutto inaspettato poiché ufficialmente l’azienda negli ultimi 10 anni aveva avuto una crescita molto rapida, decuplicando il proprio valore e raggiungendo il 7° posto nella classifica delle più importanti multinazionali degli USA. Tuttavia nel giro di pochissimo tempo le azioni Enron, da tutti considerate solidissime, persero tutto il loro valore, passando dalla quotazione di 86 dollari a 26 centesimi, bruciando così circa 60 miliardi di dollari nel giro di tre mesi. Ciò portò numerosi dipendenti a gravi difficoltà, poiché gli era stata fatta una proposta che permetteva loro di acquistare le azioni della società e non poterono far nulla per ripararsi dal disastro. I più alti dirigenti della società invece non subirono alcuna perdita, poiché avevano venduto le loro azioni prima del crack, realizzando così enormi guadagni; per essi infatti non era prevista alcuna clausola che impedisse loro di liberarsi delle proprie quote. L’opinione pubblica pretese chiarimenti, poiché pareva inspiegabile che una multinazionale che aveva un fatturato di circa 130 miliardi di dollari all’anno crollasse così rapidamente senza segnali premonitori.
I rapporti con la politica [modifica]
Indagando più a fondo si scoprì che la Enron innanzi tutto manteneva alto il livello dei suoi redditi con trucchi contabili, ma anche ottenendo agevolazioni da parte del governo mediante favori come aiuti nelle campagne elettorali o donazioni a numerosi uomini politici di denaro o di pacchetti azionari. Comportamenti di questo tipo non erano adottati a vantaggio solo di esponenti del partito repubblicano, ma anche di quello democratico. Grazie a ciò la società ha ottenuto numerosi aiuti sotto forma di ammorbidimenti della legislazione contro l’inquinamento. La decisione di non aderire al protocollo di Kyōto probabilmente è stata influenzata anche da pressioni della Enron. Manovre di questo tipo non erano nuove per la società: ad esempio il permesso di costruire un oleodotto in Mozambico fu ottenuto anche grazie all’aiuto di Clinton, che minacciò lo stato africano di interrompere gli aiuti economici se non avesse acconsentito alle richieste della multinazionale.
Le società create dalla Enron [modifica]
Ad aggravare la situazione contribuì la scoperta della rete di società legate alla Enron che i dirigenti avevano costruito in alcuni paradisi fiscali. Le società erano in totale 881, di cui più di 600 nelle isole Cayman. In questo modo la Enron, teoricamente sottoposta a severi controlli, è riuscita ad evadere quasi tutte le sue tasse ed a gonfiare i profitti mantenendo così stabile il valore delle sue azioni anche nei periodi di crisi. L’episodio più significativo avvenne nel 2000, quando una tassa di 112 milioni di dollari si trasformò in un credito di 278 milioni. Un aiuto in queste attività è stato probabilmente fornito dalla Arthur Andersen, una multinazionale Americana specializzata nella certificazioni dei bilanci. Un partner della stessa Andersen, David Duncan fu imputato nel 2002 per aver distrutto documenti riguardanti alcune delle attività della Enron. Tale vicenda giudiziaria si è conclusa alla fine di novembre del 2005, quando il Dipartimento di Giustizia Americano ha concluso le indagini su Arthur Andersen senza alcun esito.
Conseguenze del fallimento [modifica]
Un fallimento di tali proporzioni è stato piuttosto grave, ma non tanto da minare l’intera economia degli USA, che nel complesso ha retto abbastanza bene. Tuttavia la Enron ha accumulato un debito di circa 10 miliardi di dollari distribuito in varie banche in tutto il mondo, ma principalmente negli Stati Uniti.
Gli istituti di credito che avevano concesso prestiti alla multinazionale si trovarono in difficoltà ed esercitarono una pressione maggiore su altre società che erano ricorse a loro per avere prestiti, causandone il fallimento di alcune, come nel caso della catena di supermercati Kmart. Numerose società di assicurazione inoltre si sono trovate a dover rimborsare le perdite e pertanto sono crollate. I problemi maggiori si sono comunque riscontrati tra gli azionisti e soprattutto tra i dipendenti dell’azienda, che sono stati licenziati in massa.
Inoltre anche i fondi pensione sono stati impiegati dall’amministrazione della società, e 20.000 impiegati si sono ritrovati senza pensione, perdendo la possibilità di usufruire dei contributi già versati.
Dopo la bancarotta fraudolenta, il congresso ha aperto una commissione d’inchiesta e gli amministratori sono stati rinviati a giudizio e condannati a pene detentive che vanno dai 18 mesi ai 24 anni. Ken Lay, Presidente ed anche Amministratore Delegato a seguito delle dimissioni di Skilling è morto d’infarto prima della condanna;
Skilling, Amministratore Delegato e “regista” della colossale truffa finanziaria è stato condannato ad anni 24 di reclusione;
Gli altri responsabili che hanno collaborato con la giustizia, non sono riusciti ad evitare pene comunque severe (10, 3, 2 anni di reclusione).
Miscellanea [modifica]
- Nel 2004 è uscito un film di Spike Lee, Lei mi odia (titolo originale She hate me), che tratta proprio del fallimento della Enron, sostituendo la multinazionale dell’energia con una farmaceutica. Premesso che il film narra non più della metà della sua trama di una società farmaceutica mentre nell’altra metà parla di tutt’altra cosa (il protagonista si trova in un giro per inseminare “naturalmente” lesbiche che lo pagavano cospicuamente),non vi è nessun legame tra la vicenda Enron che tratta di giri finanziari operati tramite società di comodo (truffa finanziaria) e la società del film di Spike Lee che cerca di alterare il resoconto dell’efficienza di un medicinale che porterebbe un grande sviluppo alla società stessa, vicenda assimilabile a quella di decine di altri casi, molto più simili alle vicende del film che non quello della Enron.
- Nel 2006 è uscito un film di Dean Parisot: Dick e Jane – Operazione furto (titolo originale Fun with Dick and Jane), con Jim Carrey e Téa Leoni che parla del fallimento della Enron in chiave comica.
[da Wikipedia]

CACERES - Prima di lui, un gesto del genere, l’aveva compiuto solo Giovanni Leone: l’allora presidente della Repubblica, in visita nella sua Napoli flagellata dall’epidemia di colera, aveva sollevato due dita della mano, l’indice e il mignolo, in un universale gesto di scaramanzia. Circa trent’anni dopo, a raccogliere il testimone è Silvio Berlusconi: che oggi, invitato (nella sua veste di responsabile ad interim della Farnesina) al vertice dei ministri degli Esteri europei, nella città spagnola di Caceres, ha ripetuto lo stesso identico rito.